Centro di controllo

28 aprile 2026

Monthly House View:

English French Spanish Italian
Chinese Portuguese (Portugal) Portuguese (Brazil) Dutch

 

Nell’aprile 2026, i quattro astronauti della missione Artemis II hanno percorso oltre 400.000 km dalla Terra, superando il record di distanza stabilito da Apollo 13 nel 1970 e segnando il primo viaggio umano intorno alla Luna dal 1972. Questi “ambasciatori dell’umanità verso le stelle” ci hanno offerto una nuova prospettiva con la loro fotografia “Earthset” (il tramonto della Terra) — un’eco della celebre “Earthrise” (il sorgere della Terra) scattata 57 anni fa. Osservando la Terra da una tale distanza, gli astronauti ci hanno ricordato quanto il nostro pianeta sia piccolo e vulnerabile, soprattutto in un momento in cui così tanto dipende dallo Stretto di Hormuz, largo appena 21 miglia — un corridoio stretto che è diventato il principale “collo di bottiglia” per il commercio globale e i flussi energetici di una parte significativa della civiltà.

UNA MINACCIA GLOBALE PER L’ENERGIA

Come sottolineato dal direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Fatih Birol, l’attuale conflitto che coinvolge l’Iran ha innescato “la più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia”. Sebbene l’esito di questa crisi rimanga incerto, una lezione è chiara: nessun governo tornerà volontariamente a una posizione di dipendenza strategica da uno stretto così limitato, controllato da un vicino imprevedibile.

Per mitigare questa vulnerabilità, sono inevitabili investimenti significativi in nuove infrastrutture. L’oleodotto saudita East-West, ad esempio, è in grado di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno — meno della metà dei 15 milioni di barili che normalmente transitano dallo Stretto di Hormuz. Questo non è sufficiente. Ora è necessario deviare una parte consistente delle esportazioni di petrolio, gas naturale, fertilizzanti, zolfo ed elio — essenziali per molti Paesi — che attualmente dipendono da questo corridoio ristretto, un’anomalia che deve essere affrontata.

Questo deficit evidenzia l’urgente necessità di rotte alternative, maggiore capacità degli oleodotti e nuovi porti per garantire la sicurezza energetica globale. Tali progetti richiederanno anni per essere completati, ma l’imperativo di ridurre i rischi nelle catene di approvvigionamento globali è ormai innegabile.

DIPENDENZA DAI COMBUSTIBILI FOSSILI

Le conseguenze per l’Europa sono immediate. La stabilità dei prezzi è diventata la principale preoccupazione, mentre l’inflazione guidata dall’energia accelera. Prevediamo ora che l’inflazione headline raggiunga il 3% nel 2026, con picchi superiori al 4% durante l’anno, ponendo una sfida significativa al mandato di stabilità dei prezzi della Banca centrale europea (BCE). Come ha recentemente osservato la Presidente Lagarde, “ci troviamo ancora una volta in un mondo diverso, i cui contorni non sono ancora chiari”.

La dipendenza energetica dell’Europa rappresenta la sua più grande vulnerabilità — una realtà evidenziata dalla crisi ucraina e ora dalla rinnovata instabilità in Medio Oriente. L’impatto va oltre l’inflazione, influenzando crescita, competitività e finanza pubblica.

Se la prima fase della transizione energetica europea era guidata dagli impegni ambientali dell’Accordo di Parigi, la logica ora sta evolvendo. I costi fiscali ed economici diretti dei ripetuti shock energetici richiedono oggi un’azione urgente. Secondo la Commissione europea, saranno necessari investimenti di circa 660 miliardi di euro all’anno tra il 2026 e il 2030 per raggiungere gli obiettivi di energia sostenibile. Sebbene la portata possa apparire imponente, l’alternativa — ossia i 400 miliardi di euro annui che l’Europa spende per l’importazione di combustibili fossili — mette in luce i benefici di lungo termine di un’accelerazione della transizione.

L’energia rinnovabile prodotta localmente, una volta realizzate le infrastrutture, avrà un costo nettamente inferiore rispetto alle importazioni attuali. L’obiettivo si sposterà quindi sul risanamento delle finanze pubbliche e sul raggiungimento di una maggiore stabilità dei prezzi.

L’autonomia strategica — un tempo concetto ampio e spesso sfuggente — si concentra sempre più sulla sicurezza nazionale e sulla sovranità tecnologica. Ora il focus è su difesa, tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale (IA), infrastrutture critiche e accesso sicuro alle risorse naturali chiave, in particolare per i Paesi più esposti a vulnerabilità di approvvigionamento. Questa evoluzione sta allineando la politica economica alle priorità geopolitiche in Europa, Medio Oriente, Cina e Stati Uniti, creando una tematica di investimento più chiara e duratura.

Mi auguro che la pubblicazione di questo mese possa risultare sia piacevole che fonte di approfondimento. Rivolgo inoltre i miei più sinceri auguri di sicurezza ai nostri colleghi e clienti in Medio Oriente, con la speranza di una rapida e pacifica risoluzione.

Capture d’écran_29-4-2026_161527_.jpeg

Important information

Monthly House View, 17.04.2026. - Excerpt of the Editorial

28 aprile 2026

Leggete anche

Energy Security and Financial Markets: What Impact on Our Investment Strategy?

Gestione del rischio in un ciclo discontinuo ma resiliente

Gestione del rischio in un ciclo discontinuo ma resiliente

Sei pronto?